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Finalmente! So che non dovrei dirlo. Forse non dovrei neanche
pensarlo.
Però... finalmente... è morta! Ah che soddisfazione! Sono passati anni
da quella stupidissima sera, quando cogliendo ancora il suo fiore più delicato,
mi inceppai. La retromarcia la funsionò minga. E ciao.
Versione audio di E.B. Sono tornato dopo anni al mio paese. Finalmente gli odori della casa
paterna. Dalla mia camera di bambino si vede la piazza. Quella principale.
L’unica.
Al centro della piazza c’è un pozzo. Da quello il paesino trae il suo
nome. Pozzo, appunto.
Su quella piazza si affacciano anche i due edifici più importanti
della vita della piccola comunità. La chiesa e il municipio, che si guardano
torvi dai lati opposti. La rissa è evitata solo da alcuni negozi, un bar e
l’edicola.
Entro nel vicolo attento a non cadere nelle luride pozzanghere.
Un’altra serata schifosa di una giornata schifosa. Un lavoro schifoso.
Sento un rumore strano davanti a me. Nessun altro suono dalla città affannata. Solo un cigolio e zoccoli. Sull’asfalto. Latta contro legno e campanelli d’argento.
Quella notte la Regina Fjarna era seduta sul trono, tenendo in braccio
la piccola principessa, profondamente addormentata.
La città era colma del canto lugubre delle spade, che invocavano il
loro tributo di sangue.
Mentre il re con i suoi guerrieri combatteva strenuamente i nemici per
le strade, la Regina attendeva il vero avversario. La nera strega dei monti
Adur.
Finalmente ci sono! Ecco la casa di quel bastardo. Da mesi sono sulle
sue tracce. Da mesi sono ad un passo per agguantare quel maledetto e vendicare
le decine di vittime che lordano la sua coscienza. E la mia.
Ha ucciso donne e uomini. Ha torturato e ucciso. Ha danzato intorno e
dentro i corpi vivi e massacrati. Le scene dei delitti sono sempre state orge
di sangue. Trasudanti dolore. Le grida di quei poveretti sembravano ancora
rimbalzare sulle pareti, testimoni mute di quella follia mortale.