mercoledì 19 settembre 2012

Brodo - racconto breve


Paolo apre la porta della sua camera. College salesiano stile USA.
Lo sguardo gira intorno, desolato. Bastardi, pensa.
Bastardi, dice tra i denti serrati. La testa oscilla a destra e sinistra. Incredula.
Una mano si muove da sola per coprire viso e occhi. Per nascondere lo spettacolo straziante.
Muove un passo Paolo. Entra. Rumore dell’uscio chiuso.
Ogni mobile della camera, letto, armadio, comodino, scrivania e sedia, mensole, libreria è stato smontato. Ogni elemento di ogni mobile è impilato in ordine decrescente nei vari angoli.

Al centro della stanza, un secchio di plastica gialla ospita tutta la ferramenta. Viti, cerniere, pomelli.
Bastardi, ripete Paolo. In bilico tra una rabbia ilare e una risata feroce. Opta per la seconda. I bastardi sono i suoi compagni di corso. Amore e odio. Amicizie e invidie.
I contenuti di ogni mobile sono stati riposti con una certa cura. Gli abiti un po’ spiegazzati a dire il vero. I libri sparsi. Paolo raccoglie la biancheria e una tuta, sapone e shampoo. Poi va verso i bagni. Sotto la doccia ride da solo. Pensa ai suoi compagni e amici. Claudio, Gianni e gli altri. Pensa alla vendetta.
Coi capelli umidi torna nella sua camera. Butta il materasso a terra e vi si distende.
Spegne la luce. Un sorriso isterico si allarga sul volto. Un osservatore vedrebbe nel buio la mezzaluna dei denti e il bianco degli occhi. Un gatto del Cheshire.
Paolo aveva scelto quel college per l’aura severa che vi aveva trovato durante le prime visite. A metà tra un convento e una prigione.
Solo dopo esservi entrato, e pagato la retta, si era reso conto che dietro quelle mura... Niente è come appare, insomma.
Se porti dentro una galineta, famene assaggiare almeno ‘na coscina! gli aveva sussurrato all’orecchio il frate di guardia, un mattino presto, fermandolo mentre Paolo stava facendo sgattaiolare fuori una ragazza conosciuta in discoteca. Che si era portato in camera.
Paolo comunque non è di quelli che si fanno buttare giù.
Chiude gli occhi. Medita ritorsioni.
Per oltre una settimana Paolo è costretto a montare i mobili nel poco tempo libero tra una lezione e l’altra. La parte più difficile è quella di trovare i pezzi giusti di ogni mobile. Meno male che i suoi genitori hanno un negozio di ferramenta. Qualcosa anche lui ne capisce, quindi.
Quando incrocia i suoi compagni lungo i corridoi, a lezione, in mensa non gli dà soddisfazione. Ma sa che loro sanno. Ne parlano. Godono dello scherzo.
Ancora per poco, però.
Una qualche domenica dopo è ancora a casa dei suoi. Il pranzo dalla madre. Tortellini fatti a mano, con amore. Arrosto e patate. Dolci. Ecco che finalmente gli arriva l’idea. Si alza, apre il frigorifero e prende quel che gli serve.
Poi tra gli scaffali odorosi di olio sintetico e ferro. Retro bottega. Non pensava che aggirarsi negli anni giovanili nel negozio di ferramenta del padre, gli sarebbe tornato utile. Invece.
La chiave del diciassette. Qualche guarnizione di gomma. Una pinza a pappagallo.
È pronto.
Al ritorno al campus aspetta e medita. L’occasione deve essere propizia.
Finalmente arriva.
Un sabato pomeriggio i suoi compagni organizzano un partitone a calcio. Nessuno sarebbe tornato a casa quel fine settimana.
Paolo si finge indisposto. Alzata di spalle.
Giocano e corrono, loro. E sudano. Qualcuna delle summenzionate gallinette accenna un tifo non sentito.
Paolo ha tutto il tempo.
Va negli spogliatoi, con i suoi attrezzi. Svita con forza i soffioni delle docce, sistema il maltolto dal frigo, richiude. Trattiene a stento le risa.
I ragazzi finiscono la partita. Alcuni hanno vinto, altri perso. Non importa poi molto.
Si infilano negli spogliatoi. Si svestono e aprono le docce. Sull’onda dell’acqua calda, arrivano le prime bestemmie.
Ma cosa cazzo è questo odore?! Uno.
Cazzo l’acqua è tutta unta! Un altro.
Dio bono che schifo! Un altro ancora.
Una metà è rimasta a guardare i compagni cosparsi di odore.
Paolo ride, ora. Di gusto. Come quello del dado da brodo usato dalla sua mamma.

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9 commenti:

  1. Ciao, ho appena aperto il mio blog, e si occupa proprio di racconti brevi a puntate. I miei non sono poi così brevi, mi farebbe piacere se facessi un salto. CI conto!

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  2. Mi piace, mi ricorda lontanamente Joyce,non so perché... non condivido l'uso della punteggiatura, ma è un fatto di stile personale. Complimenti.

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    1. Ciao e grazie per l'azzardato accostamento.

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  3. non sono amante del genere "racconti brevi a sorpresa". é probabilmente un limite mio. nel suo genere questo é diciamo accettabile.
    Marco - Recensire il Mondo

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  4. Grande Ago!racconto divertente e diversissimo,stavolta hai usato una tematica "humor" che non fa mai male,anzi.....nonostante la vita nel nostro caso (per dirla cinematograficamente o letteralmente) è di genere drammatico,un pò di commedia ci vuole.
    Le vendette ogni tanto sono necessarie come il pane...come in questo bel racconto da te scritto.

    Ho fatto il militare per due anni (tra il 2004 e il 2006) e mi ci rispecchio in questo racconto,anche in caserma gli scherzi erano all'ordine del giorno e volendo conservo bei ricordi
    Una volta un mio ex commilitone famoso per scherzi e odiato dai superiori mi brucio i lacci degli anfibi (già indosso) e io per tutta risposta mi vendicai cosi:
    I nostri superiori pretendevano il posto brando in ordine il cosiddetto "cubo" con la coperta avvolta al cuscino con la scritta bianca "EI" rivolta sopra.
    Io gliela ribaltai al contrario in modo che nella coperta non comparisse la scritta EI ma solo la parte marrone anzi...la scritta c'era...gliela avevo fatta io con la schiuma da barba e...:-)
    spettacolare l'incazzatura del sergente che pensava voleva fare lo spiritoso e ironizzare "il cubo"
    Hai fatto il militare AGO?se si,comprenderai meglio ancora quanto ti ho scritto.

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    1. Ciao, bello scherzo. Anche il mio ispirato ad una storia vera ma non personale.
      No, non ho fatto il militare. Sono un convinto pacifista e al tempo fui obiettore di coscienza...

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  5. Capisco AGO,è stata una tua scelta di vita.
    No io per scelta ho fatto il militare,nonostante la persona che sono,le armi e le divise mi son sempre piaciute.
    Essendo classe 84 il militare era obbligatorio fino al 2004,mi era arrivato il congedo a casa del militare di leva,e cosi io son partito volontario,sia per vocazione (anche se la vera vocazione era entrare nella Polizia di Stato) e sia per uno stipendio (quasi mille euro al mese contro i 600 attuali da commesso).
    Ho fatto due anni,ma poi non superando il concorso per la ferma quadriennale,mi hanno mandato a casa a calci in culo
    Non essendo raccomandato e finita cosi.
    Pazienza!!

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    1. In questo Paese la strada è spianata solo ai paraculo.
      Pazienza? Si, ce ne vuole tanta.

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