venerdì 25 ottobre 2013

Perchè? - racconto breve

Vi siete mai chiesti perché?
La voce del sacerdote rimbombò nella navata della chiesa. I marmi indifferenti rimbalzarono il suono profondo, senza commentarlo.
Questa è la domanda giusta, continuò. Perché noi preghiamo per i nostri morti?

Alcuni dei presenti alla funzione si scambiarono sguardi inquieti. Soprattutto nelle prime file, dove si fingeva di ascoltare con maggior impegno. Noi parenti della defunta non sapevano che pesci pigliare. Anche perché lo sguardo del prete li trafiggeva come pugnali. Gli occhi si abbassavano. Imbarazzo.
La risposta è questa. Pausa drammatica.
Preghiamo per i nostri morti, perché essi vivono un’altra vita al di là di questa. Puntini di sospensione. Al di fuori della nostra comprensione. Si fermò in attesa di consensi. Di applausi, forse.
Preghiamo per i nostri morti, perché sappiamo che la nostra fede li aiuterà in quell’altro mondo. Laverà i loro peccati. Li avvicinerà a Dio.
E ‘sti cazzi, pensai. E io che mi credevo che con la morte sarebbe finito tutto. Mi scappò un sorriso. Ironico. Con leggero squotimento del capo.
Perso nei pensieri, non seguii la seconda parte del discorso del pretone, che sputacchiava paroloni evangelici. Poi iniziò il balletto dell’incenso e dell’acqua santa intorno alla bara. Col risultato di bagnare i fiori e fumigare gli affranti parenti. Che stavano pensando a come spartirsi i denari che la vecchia un po’ rimbambita ultimamente nascondeva nelle tasche dei paltò odorosi di naftalina. Mai usati nel nome di un risparmio tignoso, che in fondo le rovinò la vita.
Il prete intonò una canzone. Cioè un cantico. Cioè un inno. Non saprei. La voce sembrava scaturire dalla sua greve pancia, che riempiva la tonaca in maniera quasi imbarazzante.
Cominciai ad essere impaziente. Mi rivolsi col pensiero alla mia cara nonnina, distesa nel feretro. Non le dissi mai che le volli bene. Né le dissi quanto fu importante per me. Sperai che in quel momento, ovunque lei si trovasse, potesse comprenderlo. Non ne fui sicuro però.
Il prete ritornò al pulpito. Sembrò raccogliere i pensieri in un silenzio carico di tensione. Cazzo sarebbe stato un ottimo regista teatrale. Forse è questo che gli insegnano in seminario. Pensavo che ci fossero solo festini hard, invece...
Il prete ci esortò col suo vocione. Pregate fratelli e sorelle! Pregate per l’anima della cara Aurelia che si è addormentata nell’attesa della chiamata di Dio alla fine dei tempi, quando Egli giudicherà e separerà i Buoni dai Malvagi. Pregate perché la fine è vicina e il tempo di Dio arriva improvviso come un ladro nella notte.
Pregate e seguite i comandamenti di Santa Madre Chiesa. Solo noi siamo nel giusto. Solo noi possiamo indicare la retta via. Solo noi conosciamo la Parola.
Gli echi del vocione amplificato dalle volte affrescate si rincorsero ancora tra le colonne.
Un attimo di silenzio.

Qualcuno bussò. Tutti si voltarono verso il portale di legno della chiesa. Bussarono ancora. Fui il primo a girarmi nella direzione giusta. Poi anche tutti gli altri si voltarono verso il mogano lucido. Una voce bombata dal legno disse: Sono tutte cazzate!  E rise.

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un racconto breve di AGO

16 commenti:

  1. ...boato... :DDDDDDDDDDDDDDDD

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  2. Pensa che il prete della chiesa della mia zona è identico a quello da te descritto, in più parla al microfono rivolgendosi al suo pubblico come il migliore degli attori drammatici. Sai quante volte avrei voluto finire la sua messa come tu finisci il tuo racconto? ;-)
    ciao Anna
    http://albaboreale.wordpress.com/

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    1. Non è una categoria che apprezzo particolarmente. Mi sembrano per lo più chiacchiere.

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  3. Eheh..un finale ad effetto! :)

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  4. Emilio Bologna26 ottobre 2013 03:03

    prima del finale a sorpresa pensavo alla somiglianza col Tolstoj... complimenti.
    ciò che avviene Nel finale è pura immaginazione o realtà? chissà...
    mi sembra di capire che c'è molto di autobiografico... eppure stranamente il protagonista della vicenda sarei potuto essere anch'io, mi sono rivisto in ogni pensiero.
    mi hai rallegrato l'ennesima notte insonne :)

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    1. Addirittura il caro Lev? Non merito tanto. Comunque grazie.
      Notte insonne e creativa, mi auguro. A presto.

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  5. Il funerale della nonna che mi aveva cresciuta fu per me devastante. Ma in generale da un po' quando presenzio a funerali di persone anziane a cui non sono legatissima e che si sono spente più o meno serenamente, senza tragici incidenti o drammatiche malattie, al termine di una vita di durata soddisfacente, non so che mi piglia: una sorta di imprevista botta di adrenalina, un'esultanza assurda per essere ancora da questa parte del confine che mi dà persino la ridarella, difficilissima da reprimere in chiesa durante la cupa funzione...

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    1. Fatico ad esternare le emozioni. Pongo barriere alle lacrime. Persino con le persone che ho amato.
      Ma tutti quei pizzi e merletti che ci mettono, solo per ricattare le persone (perchè di ricatto si tratta: Fate quello che diciamo o dritti all'inferno!) proprio non li sopporto.

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  6. Con i tuoi racconti hai mai provato a partecipare a qualche concorso letterario o ti accontenti di pubblicarli sul tuo blog?

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    1. Ciao Enrico, qualcosa ho inviato qua e là e sto aspettando qualche riscontro ma per scaramanzia non dico niente.
      La tua mi sembra una sfida, che accetterò grazie anche al tuo incoraggiamento. C'è qualcuno dei miei lavori che ti ispira? Fammi sapere.
      A presto

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  7. AGO,non potevi descrivere meglio di cosi l'intera vicenda!
    Veramente delizioso questo racconto,molto sensato nei contenuti,e finale a sorpresa.
    Anchi'io come molti non amo e non apprezzo questa particolare "categoria",però una cosa in loro ammiro moltissimo!
    Essendo il sottoscritto un appassionato di cinema e di teatro,gli appartenenti di questa "categoria" sono bravi attori con quella parlantina e gestualità tipica che li distingue,manco a farlo apposta il Vaticano ha sede a Roma,dove ci sta anche Cinecittà
    E riguardo Papa Francesco, (senza offesa per chi non la pensa come me) se non avesse intrapreso la vita clericale, a quest'ora sarebbe stato uno dei padri di genere commedia del cinema argentino
    Che grave perdita

    Tornando al racconto,mi piacciono moltissimo le riflessioni del protagonista,le sue osservazioni risultano non solo pertinenti ma anche reali e veritiere.
    Attori i preti e attori anche i parenti,che già pregustano i sudati risparmi di una vita della vecchia...e dal finale si evince che dovranno aspettare ancora un bel pò
    :-) :-) :-)
    Grande come sempre caro mio amico scrittore

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    1. Grazie mille amico mio.
      Francesco come Fernandel? eh eh eh!

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  8. Fernandel?
    Ma si!Perchè no?
    Hanno molto in comune!
    :-)

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  9. Fernandel?
    Ma si!Perchè no?
    Hanno molto in comune!
    :-)

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