giovedì 31 ottobre 2013

Interno, notte - racconto noir (Dellastiara, ep. 6)

Le luci del locale non sono spente. Ma la notte che entra dalla grande vetrata le tiene ferocemente a bada.
Endi toglie lo straccio sulla spalla e dà un'ultima lucidata al bancone.
Un rumore appena oltre la soglia. Endi si volta. Quel suo senso speciale lo mette all’erta. Esce rapido dalla sua gabbia di bottiglie vuote e piene. Apre la porta.


Davanti a lui uno straccio che era un uomo. Mezzo a terra, gambe flosce. È appoggiato al muro come se fosse lui a sostenere la parete. Non il contrario.
Cazzo tenente, fa Endi col suo aplomb.
Gli infila le mani sotto le ascelle del soprabito e lo trascina dentro, appoggiandolo con fatica al bancone, che aveva appena pulito.
Si attacca alla macchina del caffè. Un espresso doppio ristretto. La sua specialità antisbronza.
Ecco, dice e lo posa davanti al tenente Dellastiara, che lo guarda con due borse da Guinness sotto gli occhi.
Bevi, fa Endi. Ha già capito. Per sé si versa uno scotch. Si appoggia al bancone non distante dal suo vecchio amico in posizione di ascolto.
Il tenente beve tutto d'un fiato. Amaro risveglio. Rimesso al mondo dall'arabica bevanda.
Endi guarda la figura accartocciata e si accorge di una mancanza. Esce di nuovo e raccatta da terra il cappello del Tenente. Poi glielo posa accanto. Anche se ti metti un cappello alla Bogart non sei figo uguale. Impietoso ironico Endi.
Il tenente sta riemergendo dai fumi alcolici. Lentamente tenta di riprendere il controllo di sé.
Cazzo Endi non riesco a uscirne.
Endi lo guarda.
Mi sento una merda. Mi sembra di essere osservato e seguito. Non mi sento mai solo. Ho paura.
Credo sia saggio, risponde.
So che non mi credi, stronzo, dice la voce ancora impastata. È inutile che fai finta. Non puoi credermi. Da quando ho cercato il barbone scomparso ho avuto la conferma che qualcosa non quadra. Vedo ombre capisci? Vedo ghigni appena al di là del mio campo visivo. Appena mi giro sparisce tutto. Sto andando fuori di testa, capisci?
Ci sono io tenente. Non ti preoccupare. Ti portò a casa ora. Nocchiero in gran tempesta.
Il tenente lo guarda con un grazie negli occhi, che poi gira per non essere troppo svenevole. E lui? Chiede.
Ah be', fa Endi. Da qualche giorno è qui e non si sposta.
Entrambi si rivolgono alla figura accasciata sul tavolino vicino alla finestra.
La testa è appoggiata al braccio con ancora in mano l'ultimo bicchiere di ghiaccio sciolto e aroma di malto. Accanto: l'Ulisse.
Mi sa che mi toccherà spolverarlo, fa Endi. Comunque è innocuo. Viene qui per leggere. Beve. Scrive. A parte i nomi di un sacco di alcolici e qualche tremolante grazie, non l'ho sentito dire altro.
Andiamo tenente. Se vorrà uscire potrà spingere il maniglione antipanico.
L'auto di Endi profuma. Ha l'aroma del tabacco di pipa e umidità. Non si staccherà mai da quel macinino degli anni ottanta. Centoventisei blu. Come abbia fatto a infilarci un impianto con cd è per tutti un mistero.
Appena mette in moto si sentono violini e ottoni. Questa sinfonia è fantastica, dice alla faccia del tenente spalmata contro il finestrino. Prima di partire Endi attende il termine del quarto movimento. Inizia il quinto: il sabba.
Senza freccia esce dal parcheggio e si fa inghiottire da quei serpenti d’asfalto, neri e lucidi, che sono le strade della notte in città, per portare a casa il suo amico e tentare di rimetterlo in carreggiata.
Finge di non vedere Endi. Finge che agli angoli delle strade ci siano donne e non mostri in agguato. Finge di non sapere che quei mucchi di stracci non sono solo uomini in disgrazia ma poveri diavoli sputati nel loro stesso inferno.
Eppure lui sa. E mentre il suo amico dorme incosciente, col cuore scaldato dalla sua presenza, al volante della centoventisei sta cercando le parole per spiegare e dire che si, è tutto vero. Nel nostro mondo camminano i demoni, proprio in mezzo agli uomini e forse i meno pericolosi sono quelli acquattati nell’ombra. Quelli da temere sono quelli che fanno bella mostra di sé in tivù, spadroneggiando sulle vite degli altri. Endi sa. Questa notte parlerà col suo amico, tentando di prepararlo alla sua lunga battaglia, perché ha capito che proprio lui è l'avversario dei suoi stessi nemici.

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un racconto noir di AGO

11 commenti:

  1. Mi hai dato le vertigini. Fantastico. Da leggere e rileggere e rileggere, con quel protagonista che conosco e non conosco, che so essere umano che forse avrò incontrato più volte senza averne consapevolezza e di cui comunque ho solo balugini in luogo di immagini, scorci letterari anziché concretezza, nick come surrogato di un nome.
    Ti prego, fanne uno anche su me!!!

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  2. Le sue parole sono quello che io, come te, conosco di lui. E tanto basta.
    Forse è proprio questo il bello.
    Il tuo personaggio si sta formando. Il tenente Dellastiara lo incontrerà presto.
    Ciao Cri, grazie.

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  3. Emilio Bologna4 novembre 2013 08:35

    mitiche le avventure di questo indagatore dell'incubo...mi chiedo quanto possa fare questo umile uomo contro le forze demoniache che ci minacciano

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    1. Grazie Emilio. Temo che il povero tenente non possa fare molto... però combatterà!

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  4. Questo è il primo dei tuoi racconti brevi che leggo. Te lo dico sinceramente: ne leggerò altri, e presto.

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    1. Grazie Michelangelo! Segui il ciclo del Tenente Dellastiara, che inizia con La Villa.
      Aspetto i tuoi commenti

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  5. Sono sincero: non mi è piaciuto. Ritengo valida l'idea, ma negativo lo sviluppo, a cominciare dall'uso della punteggiatura. L'abuso del punto spezzetta la narrazione infondendo un ritmo mitragliato. Se si prova a leggere a voce alta, dopo un pò viene l'affanno.
    Sarebbero da sfrondare, inoltre, alcuni autocompiaciuti luoghi comuni; non servono, basta seguire la propria ispirazione e quella non manca.

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    1. Spezzo le frasi perché è così che penso. Come flash di idee che si affacciano improvvise. Come una sequenza di un film spezzata da neri.
      Se hai ritenuto valida l'idea, è già qualcosa... e grazie comunque per la competente critica.

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    2. Grazie per il "competente", non lo merito; sono soltanto uno che legge parecchio.
      Riportare su carta quello che pensa non è semplice, o si tentano strade sperimentali (Joyce, Gadda), o si tenta di riordinare il tutto rendendo gradevole quanto prodotto. Io preferisco quest'ultimo approccio.
      Ad ogni modo continuerò a seguire gli altri racconti. Ciao.

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  6. In questa sesta parte oltre alla continua formazione del tenente Dellastiara, il lettore ha cosi modo di scorgere il lato buono del barista Endi, personaggio che sta cominciando a nutrire al sottoscritto grande simpatia
    Chi non vorrebbe per amico un barista cosi?
    Comunque e vero,ne è piena la società di demoni che mietono vittime e che spesso (o sempre) si nascondono dietro una finta facciata di perbenismo.
    Questa sesta parte oltre che coinvolgente,ha uno spunto di riflessione..
    Bravo AGO!

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    1. Bisogna stare attenti a non incolpare i demoni delle brutture della società. Sono soprattutto gli uomini i veri malvagi

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