mercoledì 15 ottobre 2014

È tardi - racconto breve

Il mio funerale è stato bello, tutto sommato.
Si, ho assistito al mio funerale. E mi sono commosso. Non è che sia uno dalle lacrime facili, intendiamoci, però vedere il dolore sincero sul volto delle mie figlie e su quello di mia moglie mi ha toccato. Profondamente.

Cominciò tutto diversi mesi fa, quando per un brutto dolore allo stomaco andai dal dottore. Ricordo bene l’espressione dei suoi freddi occhi azzurri dietro gli occhiali dalla montatura dorata, mentre gli descrivevo i sintomi.
Facciamo un controllino! Mi disse. Tanto per stare tranquilli.
Eccheccazzo! Pensai.
E così iniziò un calvario di esami, lastre, chemio, prelievi, ri-chemio, perdita di capelli e vomito e tutto il resto. La mia famiglia era terrorizzata. Le bambine che mi avevano sempre visto come il loro colosso, stavano assistendo ad un inesorabile declino. Sia fisico, che mentale.
All’inizio nei loro occhi vedevo il dispiacere per la mia situazione.
Dopo che le settimane passavano l’espressione di quegli occhi giovani fu incrinata da una certa irrequietezza. Insofferenza, forse.
Mi volevano bene, certo, però le stavo costringendo ad una vita terribile. Passavano troppo tempo negli ospedali. Mi venivano a trovare, parlando delle loro vite, piene di attese e speranze. A casa mi accudivano, anziché cercare un ragazzo di cui prendersi una bella cotta.
E io soffrivo per loro, più ancora di quanto soffrissi per me.
Mia moglie poi. Non è mai stata una persona molto paziente e ha sempre avuto nei confronti della malattia un sacro terrore, che la agitava ed innervosiva. La mia condizione non risvegliava nessuna sindrome da crocerossina, anzi ogni scusa era buona per far tardi in ufficio o uscire con le amiche.
Vai, le dicevo io, non ti preoccupare, io starò bene. E lei, no è meglio se sto a casa, se dovessi aver bisogno come faremmo? E giù a litigare. Poi immancabilmente usciva per le femminee chiacchiere.
Allora presi una decisione. Me ne sarei andato dalle loro vite. Per sempre.
Non mi sentivo più tanto importante per loro, pensavo che dopo un bel pianto, si sarebbero consolate e avrebbero proseguito la loro vita, cosa che credo ancora.
Così inscenai un incidente. Fatto bene, cosa credete? Feci in modo di rispettare tutti i canoni, cosicché l’assicurazione avrebbe anche pagato un bel po’. Sarebbe stato un ultimo regalo alle donne della mia vita. Di morire non è che ne avessi proprio intenzione, perché insomma... mi capite.
Feci in modo di passare tutti i controlli, per essere ritenuto valido alla guida. Il mio fisico reagì all’intenzione. Forse avere un obiettivo particolare stimolò le ghiandole, gli organi e tutto il teatrino a compiere quell’ultimo sforzo di guarigione. Il temporaneo miracolo avvenne.
Presi l’auto e me ne andai al mare. L’aria fresca e piena di salsedine mi avrebbe giovato. Vai, mi dissero loro.
E poi giù lungo la scarpata e un bel tuffo dove l’acqua è più blu. Solo l’auto, che non venne ripescata.
Tre giorni dopo un funerale a bara vuota. Un bel funerale, ripeto.
E adesso? Mi chiedo cosa sono rimasto qui a fare. Vivo, ma senza uno scopo.
Vedo le mie figlie, a cui avrei ancora potuto dare l’amore di cui hanno bisogno, anche solo per breve tempo. Avrei potuto condividere con loro le mie esperienze. Avrei potuto ancora insegnar loro qualcosa. Vedo mia moglie, la mia amica più cara, la mia nemica più terribile, che si dispera per la mia mancanza.
Ma non posso più tornare indietro. Cerco di convincermi che sia meglio così.

Ma in fondo, non ne sono affatto convinto.

___
Un racconto breve di Ago

25 commenti:

  1. Bello questo racconto,complimenti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, porterò questo racconto a lezione di teatro sabato, per un esercizio sulla punteggiatura espressiva, era proprio quello che cercavo...grazie mille :)

      Elimina
    2. Spero che ne parlerai bene... :P

      Elimina
    3. Più che parlarne devo lavorarci proprio su, dargli ritmo ed interpretarlo. Credo che ne uscirà un bel lavoro. Dimmi una cosa, sicuramente mi chiederanno il nome dell'autore. Ago, e basta?

      Elimina
    4. Fammi sapere cosa salta fuori da questo esperimento e se i miei lavori possono esserti utili in altro modo. Scrivimi a ago.alieno@gmail.com
      Si, Ago è sufficiente.

      Elimina
    5. Ciao, il racconto è piaciuto molto, come immaginavo è venuto fuori un buon lavoro :)

      Elimina
    6. Ne sono contento.
      Da dove mi scrivi?

      Elimina
    7. Bene, io da Milano. Se una collaborazione di qualche tipo potrebbe interessarvi, fammi sapere. A presto

      Elimina
  2. Si forse è meglio così anche se non ci si rassegna mai.
    :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse è meglio non credersi troppo importanti, no? Nessuno è indispensabile, in fondo.

      Elimina
  3. Io lo consiglierei di aspettare qualche mese, e vedere se la disperazione si attenua... E, nel caso, decidere di risorgere.
    E' vero, non ci si rassegna mai.
    E, cribbio, come hai fatto a sapere che da un po' di tempo mi sono insorti brutti dolori allo stomaco? :D
    (Bello, davvero bello, questo racconto. Bravo)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I dolori di stomaco ci accomunano allora. Consiglio nux vomica 10 gocce mezz'ora prima dei pasti.

      E grazie.

      Elimina
  4. Un finale "felice" per alcuni e tragico per qualcun altro.
    Forse è il finale giusto. Forse no.
    Nulla è bianco o nero. Tutto è grigio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un grigio nebbioso, in cui è facile perdersi.

      Elimina
  5. Ci sono scelte, come questa del protagonista del tuo racconto, da cui è impossibile tornare indietro.
    Ed è giusto che sia così.

    "Ma non posso più tornare indietro. Cerco di convincermi che sia meglio così.
    Ma in fondo, non ne sono affatto convinto."

    Immensamente mi è piaciuto il finale di questo tuo racconto, AGO, che ho trovato umanissimo proprio perchè basato sul dubbio scaturito da una scelta ormai irreversibile: un dramma nel dramma.
    Bellissimo.

    Buon fine settimana, AGO
    A presto :)





    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il dubbio è la dimensione fondante del nostro essere umani.

      Mi fa piacere sapere che ti aggiri tra queste pagine.
      A presto Amaranta

      Elimina
  6. AGO ennesimo bel racconto!!!
    Come avevo già avuto modo di scriverti,le tue opere molto spesso sono di carattere autobiografico e anche questo "È tardi" non viene esentato
    Citando un tuo commento sopra "Forse è meglio non credersi troppo importanti, no? Nessuno è indispensabile, in fondo"
    Ti posso dire amaramente che è cosi,però come ti ripeto dovresti pensare più anche a te stesso,sei una persona di valore AGO,l'amore è necessario ma vivere è indispensabile.
    Analizzando il racconto posso dirti che la figura del marito o del padre oggi come oggi molto spesso è sottovalutata.
    Il mio collega di lavoro una volta mi disse:
    "un marito o un padre non è altro che una fonte economica che porta soldi a casa,puoi trattare la moglie come una regina,puoi ammazzarti di lavoro per dare il meglio ma poi alla fine ti trattano come una scopa dietro la porta.
    Come il protagonista del racconto che nonostante le condizioni in cui versa,nonostante non ha il giusto appoggio dalla sua famiglia,fino all'ultimo li ama e fa il meglio per loro.
    E meno male che il matrimonio dice
    "nella buona e nella cattiva sorte..."
    Bah!
    Riguardo i dolori allo stomaco,brutta sensazione so cosa vuol dire...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Amore è dare senza pretendere niente. Però a volte è molto faticoso e quasi mai ripagato

      Elimina
  7. BRAVO!
    Andare per dottori è una tortura!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie!
      Io continuo a mangiare una mela al giorno...

      Elimina
  8. Fa riflettere su tante cose, l'amore è complicato gioie e dolori

    RispondiElimina